La Belle Romaine Amedeo Modigliani

Olio su tela

questo dipinto fa parte di una serie di nudi che Modigliani presentò ad una mostra personale che destò molto scalpore nella Parigi del tempo, tanto da essere stata chiusa durante l’inaugurazione dalle guardie (siamo in epoca pre-fascista).

Amedeo Modigliani – Livorno, 12 luglio 1884 – Parigi, 24 gennaio 1920).

Pittore e scultore italiano, <<celebre per i suoi ritratti femminili caratterizzati da volti stilizzati e colli affusolati>>, almeno, questo dicono di lui… a me colpisce la maniera che ha di dipingere gli occhi: sempre in qualche maniera uno diverso dall’altro nell’espressione, come se volesse rubare l’intima natura di ogni suo soggetto.

La vita di Modigliani è stata una vita turbolenta, fu definito “l’ultimo romantico”; “Perla e porco”, da una delle sue amanti più appassionate durante il soggiorno parigino.

“Mostro ubriaco” diceva di lui il poeta russo Nikolaj Gumilev.

Era irruente e timido, insicuro e bello, aggressivo, talvolta supponente (gli piaceva declamare Carducci e D’Annunzio, oltre a Dante), gelosissimo delle proprie opere al punto da coprire la tela con la mano, quando era all’accademia, per non far vedere quello che stava disegnando.

Spesso e volentieri era insopportabile. Le donne lo amavano (naturalmente!)

“Di sicuro vede le cose in modo diverso da noi” diceva la poetessa Anna Achmatova.

Con i capelli ricci e neri, gli occhi grandi e scuri, insofferente alle regole ma attento nel vestire, Modigliani incarna ai nostri occhi quell’ideale di personaggio solitario e frainteso, che piace far coincidere con l’idea di artista puro.

In effetti, quella di Modigliani fu una delle prime gioventù bruciate su cui poté contare il nostro immaginario “moderno”. E i suoi quadri, quelle famose donne e uomini dal collo allungato come una divinità africana, quei colori violenti che sapevano inventare la psicologia di un personaggio, corrispondono perfettamente alla nostra idea di arte.

Amedeo Modigliani nasce nel 1884 a Livorno da una famiglia ebrea ex agiata. In casa si parla francese, spagnolo, inglese. Anche nelle ristrettezze si respira un’aria di cosmopolitismo e di abitudine al lusso. Amedeo, è un bambino viziato, sin da piccolo mostrò una grande passione per il disegno, riempiendo pagine e pagine di schizzi e ritratti tra lo stupore dei parenti che comunque non gli poterono concedere la possibilità di iscriversi a qualche corso adatto al suo livello. Segnato da subito da quella tubercolosi che in qualche modo contribuirà a farne un genio della pittura: lui vorrebbe scolpire, ma la polvere di pietra è micidiale per i suoi polmoni.

È una famiglia contraddittoria e nevrotica, in bilico fra ricchezza e povertà, calore e paure; ma è anche un nido che esercita un’attrazione fortissima: la vita di Modigliani, il suo strappo da Livorno e dalla frequentazione dei macchiaioli, le avventure parigine all’insegna dell’emarginazione rappresentano anche lo sforzo disumano di staccarsi da una provincia rassicurante e soffocante. Modigliani deve tagliare con tutto questo per dare forma ai suoi stati d’animo. Deve dimenticare Livorno ma Livorno non sempre si fa dimenticare: anche immerso nelle atmosfere sregolate e innovative di Montparnasse manterrà sempre l’accento toscano.

La sua galleria di sfolgoranti ritratti è una disperata negazione dei paesaggi macchiaioli.

Modigliani rivela il tipico fervore giovanile, che lo spinge a dichiarazioni assolute e una ferrea volontà nella “necessità del metodo e dell’applicazione”, l’atteggiamento dell’animo del giovane artista fa capo a un bagaglio culturale legato al secondo Risorgimento. Tuttavia, su questo sfondo di grandi propositi e di ferme volontà s’insinua la sensualità dannunziana, il gusto letterario per l’effetto forte, carico di simboli e spiritualismi: la percezione di una realtà non soggetta alla pura ragione ma esaltata e allo stesso tempo “inquinata” da segreti liquori e magiche forze interiori.

È a Venezia, tra il 1903 e il 1905, che Modigliani s’immerge per la prima volta in un’atmosfera culturale ampia e diramata; carica di fermenti, di sottili liquori erotici, d’ineguagliabili malattie del vivere, che si formano le prime fondamenta della sua coscienza moderna ed europea: tra la sigla Klimtiana e il simbolismo nordico di Munch, mescolati con la magia misteriosa di Gauguin.

Parigi, quando Modigliani ci arriva nel 1906, è l’ombelico del mondo. La città già respira aria di guerra, e tensioni. C’è anche questa turbolenza sotto il vento spregiudicato che muove gli artisti e gli intellettuali in arrivo qui da tutto il mondo, Picasso, Utrillo, Epstein, Jacob, Cézanne. Mantenuto dal vaglia mensile di uno zio Modigliani si sposta di casa in casa, di bettola in bettola sconvolto e affascinato da una realtà che così poco somiglia allo spirito respirato a Livorno. Sono in pochi, pochissimi a credere in lui. Morirà povero all’ospedale della Carità.

Poche settimane dopo il valore dei suoi quadri sale paurosamente. Quando il fratello si reca a Parigi, racconta Augias nel suo libro, fatica a farsi mostrare “da mercanti e galleristi le opere di Amedeo, tale era il timore degli acquirenti di dover rendere conto della grande differenza fra il prezzo pagato a suo tempo e il valore che in poche settimane i quadri avevano toccato”.

  Modigliani non è mai stato un futurista, nonostante un’emotività culturale che lo spingeva alla rivendicazione e all’aggressività creativa; situazione alle origini del Futurismo, Amedeo fu un “dandy”, troppo ideologicamente seriosi, i futuristi, per essere “dandies”. Lo stesso modo di vestirsi, fin da giovanissimo: la sua eleganza tipicamente italiana ma i grandi foulard bianchi, le giacche larghe di velluto, rappresentano un’accuratezza non restringibile all’eleganza, ma che si lascia intendere come atteggiamento più profondo dell’io. Tutta la documentazione fotografica di Modigliani rivela pose attente alla propria figura; ma non si tratta di edonismo narcisista quanto di un modo come un altro di trasformare se stesso in un linguaggio, con un filo di protagonismo raffinato e un filo, invece, di sottile ironia. Il vero “dandy” infatti, si relaziona a coloro che sono stati e a coloro che saranno; mai a coloro che sono.

Modigliani presentiva addirittura ciò che egli stesso sarebbe divenuto.

Eseguire una copia di Modigliani vuol dire calarsi nella sua personalità, i tratti delle sue pennellate sono morbidi e sinuosi come le donne che ritrae,

ho eseguito schizzi preparatori dell’intera figura della donna ritratta, per riuscire a coglierne lo sguardo, l’espressione e in modo particolare la postura, quasi adagiata e pensierosa.

Su un cartone preparatorio che misura 60 x 80 cm ho creato la griglia di quadrettatura, ho preso una fotocopia del disegno originale e ho rifatto la griglia sulla fotocopia; in questo modo ho riportato le linee di contorno della figura, ingrandita in scala 1:2.

dopodichè ho eseguito lo “Spolvero”, è una tecnica pittorica che mi ha permesso di riportare il disegno dal cartone originale alla tela.

Ho sistemato il cartone sotto un panno, ho forato i contorni con una punta di metallo,  ho fissato il cartone alla tela e con polvere di grafite ho tamponato il disegno preparatorio. Tolto il cartone, ho riportato una traccia a puntini che ho collegato con una matita (tecnica antica, usata nella decorazione muraria e dai grandi artisti rinascimentali per evitare dei ripensamenti sull’affresco, era applicata in molti campi, anche per la decorazione della ceramica e della porcellana per la produzione in serie.)

DIPINTO A OLIO

Per realizzare la copia di questo dipinto ho usato colori a olio quasi puri, senza miscelarli nella tavolozza e senza velature ma stendendo un abbondante strato di colore per imitare al meglio la mano dell’artista, che spesso dipingeva di getto, senza ripensamenti; per ottenere quest’effetto mi sono molto esercitata nella fase degli schizzi, elaborati a penna, che non mi permettevano ripensamenti.